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Eleonora Camilli

Eleonora Camilli
@EleonoraCamilli

Nov 25
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Due libri, un’opera d’arte e quel che ho da dire sul caso #Soumahoro Piccola riflessione su di noi, sul nostro bisogno di eroi, su come trattiamo (male) i temi legati all’immigrazione #Thread

Nel libro I buoni Luca Rastello scriveva: "Tutti lo amano, i potenti, i belli, i celebri, e la suora che trema sotto il suo sguardo. Tutti sono orgogliosi di essere suoi amici. Perché lui cavalca con le insegne del bene. È l’eroe di questo tempo, è la consolazione".
Perché abbiamo bisogno dei buoni? perché combattono la battaglia che noi non abbiamo il tempo e la capacità di combattere. Lo fanno al posto nostro, questo ci consola. “Noi siamo l’acqua in cui cresce la pianta” diceva Rastello.
Ma una volta appaltata la lotta sarà difficile attaccare "i buoni che sbagliano" perché con loro si macchia la battaglia giusta che portano avanti. Le ripercussioni che questo caso avrà sui tanti che lavorano e lottano ogni giorno al fianco dei più deboli saranno devastanti
Il secondo libro l’ha scritto @Bianca Stancanelli , si intitola "La Pacchia" e racconta la vicenda di Soumaila Sacko. Da quella storia politicamente e mediaticamente emerge anche Aboubakar Soumahoro
E’ il 2 giugno 2018, l'allora ministro Salvini pronuncia il suo slogan più famoso: La pacchia è finita A 800 km di distanza c’è un ragazzo che muore. E’ Soumaila Sacko, la sua pacchia è finita. Un uomo gli ha sparato mentre recuperava lamiere per la baraccopoli di San Ferdinando
Qualcuno inizialmente parla di Sacko come un “ladro”, Soumahoro guida la protesta e parla di un ragazzo, un sindacalista, che si batteva per i diritti degli altri braccianti. Abou, come lo chiamano tutti, fa la cosa giusta e diventa l’antiSalvini (vedi copertina L’Espresso).
E’ l’uomo che tutti stanno aspettando perché nel mondo politico di sinistra non c’è nessuno che sappia davvero contrapporsi alla propaganda leghista. Riempie un vuoto In un momento in cui la comunicazione è polarizzata, Soumahoro polarizza ancora di più E' la consolazione.
L’ultimo spunto mi arriva dall’opera che Jago ha deposto l’estate scorsa a Ponte Sant’Angelo. Era distesa a terra, dello stesso colore dell’asfalto. Rappresentava un profugo appena sbarcato. Le persone che passeggiavano sul ponte se la trovavano davanti, quasi come un inciampo
C’è chi l’ha presa a calci, chi le ha spezzato un braccio, chi l’ha messa in un angolo perché non fosse calpestata. E chi ci si è soffermato solo il tempo di un selfie.
Ho pensato che quell'opera ben rappresenta il modo in cui trattiamo i temi legati all'immigrazione. La vicenda di Soumahoro ha sullo sfondo diverse questioni: i limiti della gestione dell’accoglienza, l’annosa questione dei ghetti dei braccianti, lo sfruttamento nelle coop
Quando finiremo di trattare questi temi solo quando ce li ritroviamo davanti come un inciampo? Li useremo solo per menare forte contro una o l’altra parte politica? Li affronteremo mai in modo strutturale per migliorare davvero le condizioni delle persone?
Eleonora Camilli

Eleonora Camilli

@EleonoraCamilli
Giornalista. Lavoro a Redattore sociale. Mi occupo di immigrazione
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