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Daniele Vasilevski

@Daniele_V94

Sep 23

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Come si sviluppano i sistemi autorigeneranti V-Shaped che sono spesso responsabili delle alluvioni “lampo” sul nostro paese? Perché insistono sulla medesima zona per ore? 🧵 lungo ma con semplificazioni simpatiche e un mio disegnino su richiesta di @Fabio Busa ancor più simpatico

Partiamo dal primo ingrediente: l’umidità. L’Italia è circondata dal mare, serbatoio inesauribile di aria umida. Non è necessario che sia particolarmente caldo. È necessaria invece un’ampia depressione atlantica che veicoli quell’umidità verso il nostro territorio.

La convezione viene innescata dall’arrivo di aria più fredda e secca rispetto a quella preesistente. La convergenza nei bassi strati di queste masse d’aria diverse alimenta i moti ascensionali, ulteriormente amplificati dalla divergenza presente in quota (ne riparliamo + avanti).

Questa convergenza di venti spesso avviene direttamente al suolo, in mare. Partendo dal livello del mare, la convezione può accumulare l’umidità presente nell’intera colonna d’aria. Con la % di umidità di partenza già elevata l’accumulo di acqua precipitabile diventa importante.

Esempio banale per spiegare la convezione. Prendete dei fogli e spingeteli gli uni contro gli altri: i fogli si piegheranno. Questo è ciò che succede all’aria. L’aria più calda e umida essendo più leggera sale, sostituita a ripetizione da quella fredda e secca più pesante.

Saliamo “ai piani superiori”. 2º ingrediente e forse il più importante per sistemi intensi è un forte wind shear. Il wind shear è la variazione, sia orizz. sia vert., di direzione e velocità del vento. In questi sistemi il ⚠️ maggiore viene dalla velocità del vento in quota.

Quando si sviluppano sistemi autorigeneranti come quello nelle Marche del 15/9, ci troviamo molto spesso sotto ad un ramo della corrente a getto. Che differenza fa l’aumento di velocità in alta quota per lo sviluppo e la prosecuzione di un temporale autorigenerante?

Fa moltissimo. I moti ascensionali più intensi salgono dal suolo fino al punto limite della troposfera ossia la tropopausa, zona dove troviamo la corrente a getto. La tropopausa è una superficie semi-rigida. Significa che da qui in su non si va. Che succede quindi all’aria?

Ad eccezione di una piccola parte che riesce a bucarla creando l’Overshooting Top (indispensabile x formazione V-Shaped, dopo viene spiegato), il resto è obbligato a disperdersi nella direzione della corrente a getto (così si viene a creare l’incudine temporalesca).

Essendo il vento in alta quota (corrente a getto=jet stream, ~9-12 km di altitudine) più veloce del vento sottostante, porta via molto rapidamente l’aria umida in risalita in un’altra direzione rispetto al vento negli strati sottostanti creando divergenza.

Che significa? Prendete di nuovo i fogli di prima. Immaginate ora che ci sia una forza (vento del jet stream) che tira i vostri fogli tutti in un’unica direzione una volta saliti, strappandoveli dalle mani. Per compensare questo dovrete spingere più rapidamente i fogli.

Questo si traduce in un aumento della velocità verticale del vento. Il jet stream funge da vero e proprio aspiratore d’aria. Questo meccanismo prosegue fino al momento in cui l’equilibrio termodinamico non viene meno con l’attenuazione per esempio della corrente a getto stessa.

Il vento forte in quota “piega” le nubi temporalesche. Avere un temporale ad asse obliquo comporta una longevità maggiore. L’updraft (aria che lo alimenta) non viene mai in contatto con il downdraft (pioggia), in tal modo il temporale può continuare a rifornirsi senza intoppi.

Il temporale “di testa” osservandolo potrà sembrare stazionario pur essendo in continua rigenerazione. Questo temporale infatti, spesso è quello in cui si verificano i moti ascensionali più intensi ossia dove la parte sommitale può bucare la tropopausa creando l’Overshooting Top.

Cosa comporta ciò? Oltre ad essere un segnale della presenza di fenomeni molto violenti nel temporale in questione, l’Overshooting Top (OT) modifica la direzione del vento in alta quota. La presenza di questa piccola cupola obbliga il flusso del jet stream a girarle attorno.

Così si viene a creare il vertice della V del sistema temporalesco. Il sistema viene chiamato V-Shaped proprio per la sua forma. Il vertice e la parte SW ospitano generalmente i fenomeni più violenti. Questo è il tipo di sistema temporalesco che ha colpito le Marche.

Un esempio di V-Shaped del 3 settembre di quest’anno nel Mediterraneo. Struttura a V ben definita, a sx del vertice in blu la Flanking Line. Quest’ultima è una linea di cumuli che va ad alimentare il sistema; è indice di auto-rigenerazione del sistema temporalesco.

⚠️ Tutto questo però non spiega perché le piogge insistono per ore nella stessa zona. Che succede?

Per la convergenza dei venti alle basse quote, il sistema che si è venuto a creare risulterà bloccato: infatti se i venti si equivalgono per intensità, il sistema sarà stazionario o semistazionario. Si viene a creare una sorta di canale in cui le nubi scorrono a ripetizione.

Un altro elemento che accentua i fenomeni è l’orografia. Una catena montuosa disposta perpendicolarmente al flusso principale può fungere da ulteriore trampolino alle correnti umide e da barriera alle nubi stesse (Stau). Nelle Marche la zona del Monte Catria è stata fondamentale.

Così per la concomitanza dei diversi fattori si possono avere degli accumuli monstre come nel caso dell’alluvione delle 5 Terre del 2011 con oltre 500 mm in 6/8 ore, 900 mm abbondanti invece a Genova in meno di 24 ore nel 1970, 1000/1500 mm in 3 giorni in Sardegna nel 1951.

Sono eventi meteo che causano alluvioni sempre e comunque, sono impossibili da evitare. L’intensità che la natura scatena in uno spazio spesso minuscolo è assolutamente incontenibile. Alluvioni del genere con sistemi simili c’erano ieri, ci sono oggi, ci saranno domani. Uomo o no

Gli effetti possono essere parzialmente limitati con la cura del territorio, in primis evitando di tombare i corsi d’acqua. Ma è solo una delle tante cose che possiamo fare. Il miglioramento nell’affidabilità delle previsioni è il miglior strumento di protezione che abbiamo.

Daniele Vasilevski

@Daniele_V94

Twitto di meteorologia, scienza di cui so di non sapere. Diffidate di chi pensa di aver capito tutto se si parla di clima. Dolomiti nel cuore

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