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Johannes Bückler

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Thread n. 3 Ultimo Nei thread precedenti vi ho raccontato la storia di Joe Adonis e la sua espulsione dagli Stati Uniti con destinazione Italia. C’è tutto in quei thread. I suoi loschi affari in America poi in Italia fino alla sua morte, avvenuta il 26 novembre 1971 ad Ancona

Ma come vi ho detto, di Joe Adonis manca un particolare della sua vita in Italia. Venuto alla luce su una bobina di una intercettazione telefonica del 1971. E la domanda. Cosa hanno in comune Joe Adonis, “Il Padrino” di Francis Ford Coppola e il Festival di Sanremo?

Ma prima ritorniamo per un attimo all’arrivo di Joe Adonis in Italia. Lui, al secolo Giuseppe Doto, nato il 22 novembre 1902 a Montemarano, in provincia di Avellino. Aveva solo due anni quando si era imbarcato con i genitori dal molo di Napoli con destinazione Stati Uniti.

Col tempo diventato uno dei giovani boss emergenti e uno dei fondatori ad Atlantic City, insieme con Frank Costello e Al Capone, della futura Cosa Nostra americana. Inoltre uno dei fondatori di quell’Anonima Omicidi usata per commettere i delitti più efferati.

Il senatore Kefauver lo definì "uno degli esempi più clamorosi della collusione fra gangsterismo e grande industria". Poi nel 1956 l’arrivo in Italia dopo essere stato espulso. E’ il 29 gennaio 1956 quando arriva a Montemarano, provincia di Avellino. il suo paese natale.

Accolto dai suoi paesani con una grande festa. Una rimpatriata come non si vedeva da anni. Eppure qualcuno aveva avanzato dubbi sul quell’uomo considerato un pericoloso pregiudicato che gli Usa avevano cacciato per la sua pericolosità sociale. Joe Adonis era un gangster.

Di più. Uno dei più temibili boss della malavita americana, scrisse qualche giornale. Uno dei più spietati killer di Cosa Nostra. Ma ai suoi compaesani tutto questo era ininfluente. Era un mafioso? Quindi? Non era un comunista e tanto bastava.

E poi il trasferimento a Milano, nella capitale morale d’Italia, per aprire due locali che erano solo una copertura. Lui trafficava non solo con la droga, ma in diamanti. Ma di nuovo. Cosa hanno in comune Joe Adonis, “Il Padrino” di Francis Ford Coppola e il Festival di Sanremo?

Tutto ebbe inizio con una intercettazione telefonica del 1971. La polizia sapeva dei traffici di Joe Adonis e aveva messo il suo telefono sotto controllo. Sono le 18.15 del 19 febbraio 1971 quando Joe Adonis riceve un telefonata che viene registrata dalla questura di Milano.

Dall’altro capo un uomo gli chiede un favore. In America F. Ford Coppola sta cercando attori per un film tratto dal romanzo “Il Padrino”. L’uomo chiede ad Adonis di intercedere presso il regista per avere una parte, anche piccola, dato che il ruolo principale è di Marlon Brando.

Lo so. La cosa vi fa certo sorridere. Chiedere proprio a un padrino di Cosa Nostra come Joe Adonis di avere una parte nel film “Il Padrino”. Ma quel personaggio non è un amico per caso. Sa perfettamente che il suo interlocutore è l’organizzatore dell'anonima omicidi.

Aveva da tempo il suo numero di telefono, perché lui quelli come Joe Adonis li conosceva tutti. La famiglia Gambino per esempio. Soprattutto di John Gambino lui è un amico del cuore. «John Gambino è una persona squisita, un signore».

«Lui, la sua famiglia, i suoi amici, con me si sono comportati da fratelli. Sono stato anche quest'anno ospite loro a Staten Island. Ospite nel senso che mi pagavano l'albergo. Gli amici di Brooklyn mi hanno donato una targa in onice, fanno le cose in grande».

Poi ci sono gli Spatola. Quando viene ucciso a Palermo il presidente della Regione Piersanti Mattarella a Roma si parla di terrorismo. Chi può pensare agli Spatola, al quinto posto nella classifica dei contribuenti italiani? Ci vorrà Giovanni Falcone per fare luce su di loro.

Miliardari, trafficanti in droga. Ecco, l’uomo che al telefono ha chiesto una raccomandazione a Joe Adonis per una parte nel film “Il Padrino” è amico intimo pure degli Spatola. Tanto da passare intere giornate nella loro casa durante le vacanze. E proprio in quei giorni.

Quali giorni? Durante il finto sequestro di Sindona durato due mesi e mezzo: dal 2 agosto al 16 ottobre. Ecco, lui era ospite in quel periodo degli Spatola. Sarà la polizia a chiedergli se conosce Sindona. Lui risponderà di no, salvo poi essere smentito dallo stesso Sindona.

Sentito dal procuratore distrettuale John Kenney dirà: «Sì, tra la gente che mi venne a trovare nel mio ufficio, prima del rapimento di cui sono rimasto vittima il 2 agosto '79, ci fu quel cantante di qualche fortuna nella colonia italiana di New York».

Nel 2004 a quella persona, grazie anche al Presidente del Consiglio in carica in quel momento, in nome di una vecchia amicizia, venne affidata la direzione artistica del Festival di Sanremo. Malgrado le sue amicizie con mafiosi tanto sbandierate da lui stesso.

Joe Adonis era morto da tempo senza poter fare niente per una sua parte nel film “Il Padrino”. Probabilmente perché Francis Ford Coppola non lo ritenne all'altezza nemmeno per una particina secondaria. Il suo nome? L’amico di Joe Adonis, Gambino e gli Spatola? Tony Renis.

E’ lui l’amico di Joe Adonis che ha chiamato per avere una parte nel film “Il Padrino”. E’ lui che va in giro a vantarsi di avere amici boss mafiosi come John Gambino e la famiglia Spatola. E’ lui che avrà la conduzione artistica del Festival di Sanremo del 2004.

Quel Festival di Sanremo che, condotto da Simona Ventura, sarà un vero disastro. Boicottato persino dalle case discografiche che mandarono i loro artisti meno noti.

Ci vorrebbero molti thread per raccontare il finto sequestro di Michele Sindona, banchiere di fama internazionale, simbolo della finanza sporca, amico dei politici. E di quando fece bancarotta In America con la American Franklin Bank e in Italia con la Banca Privata Italiana.

Tutto avvenuto in breve tempo. Un mandato di cattura da parte della magistratura milanese che lo fa scappare negli Stati Uniti. Lui, punto di riferimento di tanti poteri criminali tra cui Cosa Nostra. E poi l’uccisione dell'avvocato Giorgio Ambrosoli da parte di un suo sicario.

“Giorgio Ambrosoli impegnato da anni per conto della Banca d'Italia a difendere gli interessi dei risparmiatori truffati dal banchiere della mafia”. E dopo a Palermo l’uccisione di Boris Giuliano, che indagava sui traffici di droga e di denaro sporco tra la Sicilia e gli Usa.

E poi il finto rapimento di Sindona rivendicato da una formazione comunista, il «Comitato Proletario Eversivo per una vita migliore». Mentre il “rapito” tornava in Italia a sistemare i suoi affari. Ecco, ci vorrebbero molti thread, perché questa è veramente un’altra storia. FINE

Johannes Bückler

@JohannesBuckler

"Finiremo tutti colpevoli per non aver capito che i mali grandi e irrimediabili dipendono dall’indulgenza verso i mali ancora piccoli e rimediabili” (V. Foa)

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